Il primo portfolio di Antonio Schiavano

Dopo più di 30 anni, in questa raccolta Antonio condivide il suo primo vero e proprio portfolio con cui iniziò a presentarsi a riviste ed agenzie come fotografo a Milano. Comincia come tanti nel 1982 come un classico foto-amatore, rendendosi conto però fin dai primi scatti che i paesaggi cartolina non scaturivano in lui nessuna soddisfazione. Dopo una prima ricerca sul metafisico nei primi anni 80 sviluppa questo progetto negli anni 1985-1988 utilizzando una Nikon FE con 50mm e senza porre alcun vincolo alla sua creatività e al suo entusiasmo negli anni scopre la macchina fotografica come sfogo creativo. In quegli anni frequenta il circolo fotografico “Il Grandangolo di Brindisi” e scopre un mondo tutto nuovo di appassionati veri di fotografia e a distanza di quasi 40 anni tanti di loro sono rimasti per Antonio amici importanti.

Queste immagini fanno notare la mancanza della perfezione, le luci erano auto-costruite al limite della sicurezza, ma luci che assecondavano il suo progetto fotografico. Le immagini sono illuminate o da un proiettore per diapositive abbinato all’uso di alcuni specchi, o da un bank rigido auto-costruito a luce continua. In molti scatti l’unica fonte di composizione delle immagini era costituita da una lampada photoflood. Le stampe in bianco e nero e raramente a colori venivano stampate direttamente da Antonio, e gran parte delle immagini in bianco e nero presentano degli interventi manuali di recolor che il fotografo ha effettuato tramite un comune pennarello evidenziatore con lo scopo di focalizzare l’attenzione dell’osservatore su dettagli specifici della composizione.

Oltre agli still-life, che prendono ispirazione dalla passione di Antonio per l’arte antropomorfa inizia a fotografare anche l’umano e secondo il critico Pasquale Calvinosi accinge a questa sua ricerca con molto stile, cogliendo principalmente i rapporti e gli equilibri tra linee e forme, non sentendosi forse maturo o propenso di comunicare il suo mondo attraverso l’alta potenzialità del volto” (ndr)

Un’analisi e uno studio, durato diversi anni quello della portrait photography che affronterà nei progetti successivi e che negli anni lo hanno portato a diventare un esperto della fotografia Beauty a Milano.

Amarcord è un progetto che Antonio ha affrontato come una scommessa con se stesso, ma che per la sua freschezza e la capacità di comunicare in un modo del tutto innovativo per quegli anni lo ha portato a suscitare l’interesse, la curiosità e lo stupore di Art Director come Alberto Nodolini, Direttore Artistico del Gruppo Condé Nast e che dopo soli due mesi lo ha visto lavorare al suo primo servizio fotografico.